La mia casa è l'aria, ma la mia complessione comporta molto fuoco e molta acqua, da cui molta sofferenza per la prima calura, per l'afa padana. Così, le recenti piogge mi rallegrano non poco e giusto ieri avevo voglia di scrivere qualcosina e, credeteci o no, mi dicevo: " Una bella reprimenda contro la poesia? contro gli scrittori? Oppure, vista l'afa scongiurata, una riflessione sul fatto che l'essere umano può sopravvivere più di un mese senza cibo solido, pochi giorni senz'acqua, pochi istanti senz'aria, e che quindi l'impalpabile ( non ditelo ad un erotomane) è il più necessario? Ma no, pensavo, perché invece non descrivere il cane Ulisse, paffuto e simpatico barboncino con frangetta, che si rivela un inflessibile fascista? O magari discettare un pochino del fatto che Rita Pavone NON sia citata in "Saint Tropez" dei Pink Floyd, ma pare essere stato un errore di traduzione del libretto per il mercato italiano, per cui "Making a date, for later by phone" divenne, vergognosamente, "Making a date, for Rita Pavone"; errore del resto, chissà quanto innocente, ed in assoluta malafede cavalcato tuttora dalla vegliarda. E così, jersera, mi risolsi di non scrivere nulla, com'è facile capire dalla povertà delle cose che mi venivano in mente. Per la verità, volevo anche descrivere un'immagine in cui compare un delfino mercuriale, ma, insomma, in questo tempo di crescenti tempeste magnetiche manca spesso la volontà, la precisione, la verve. Così stasera, apro tkwk e ci trovo un magnifico flame sulla poesia, che leggo con l'avidità di un bulimico. Tenete presente che per anni ho avuto in macchina un nastro con i migliori successi (sic) di Cocciante, e non perché mi piacesse cocciante, ma perché mi faceva incazzare, con stupore di un mio caro amico. Io ascoltavo "Celeste nostalgia" e mi dicevo"Ma guarda te, che mondo di merda, 'sto stronzo dice 4 cazzate e guadagna una montagna di soldi".E' un tratto deplorevole del mio carattere, una specie di pigrizia che ancora, più blandamente, fa capolino, ma ritengo ci siano delle incontestabili verità nelle mie considerazioni, in quell'auto, con quel cantante, nelle mie considerazioni, se volete.... autistiche. Il barbiere siciliano da cui vado è divertentissimo: baritono, parliamo sempre delle stesse cose, e cioè del Gattopardo di Tomasi di lampedusa, delle stragi di stato, piazza loggia, italicus, piazza fontana, e di come non si legga più Platone, ssolo che ieri ho voluto aggiungere una cosa che l'ha lasciato interdetto: "Hanno forse chiesto la nostra opinione per fare quello che fanno?". Peraltro, e con un certo ritardo rispetto a quando volevo inserirla, mi piace riportare una frase di Ciglie, bravo pittore, che fa il punto della situazione così:"... mi appaga scriverne una buona e leggerne una buona, tutto il resto sono esasperazioni, distorsioni, ambizioni, sogni di chi non vive". Di mio , vorrei dire che per abbandonare un ego bisogna prima avercelo e se non ce l'hai sei un malato, che non vive ma è vissuto dalle istanze frammentate di schegge d'ego non organizzato. Comunque, ormai otto anni fa, quando mi risolsi a pubblicare un mio libretto ( ironia della sorte: pur avendo un certo valore, lo pubblicai unicamente grazie a conoscenze personali senza spendere un euro). Prima, avevo cercato qualche editore ed ero arrivato a sentirmi dire:" le pubblichiamo undicimila copie al prezzo di ventimila euro, con sito internet, inserimento sui giornali ecc." Io quei soldi li avevo, ma avevo anche una certa personalità autonoma, che mi evitò di guizzare il nogra. Di fatto, quando vidi il mio racconto in vetrina nelle librerie della città, quando venne presentato da Silvano Agosti ( in realtà Silvano Agosti, benché piuttosto noto, era un ripiego, io volevo Aldo Busi, che mi disprezzò sin da subito) ebbi una settimana di euforia che, come tutte le euforie, si spense senza meno. Detto questo vorrei dire in un jesus quel che pare a me sui meccanismi dello scrivere:
In linea di massima, dicono tutti più o meno le stesse cose, e lo sanno, ed è per questo che insistono tanto sulle "Nuove forme", e cercano la fantasmagoria.
Inoltre, bisogna tenere conto del fatto che il novanta per cento delle parole che diciamo, e ci diciamo, non sono necessarie e, purtroppo, neppure sufficienti. Da ciò deriva una fame di significato che condensa nei deliri di cui purtroppo abbonda anche questo sito, fame da un canto legittima, dall'altro fatale: infatti, date una porzione di lasagna da trangugiare ad un digiunatore e questo si sentirà male. Ecco dunque che spesso i poeti non sono che persone che vivono la loro propria vita ordinaria nella più completa assenza di significato, cui tentano di porre rimedio in modo affannoso e sterile. E qui torniamo alla mirabile sintesi di Ciglie ( il cui nick è inversamente proporzionale alla bellezza dei suoi quadri:)). In più, dietro a poeti di questa risma, vive ancora la loro infanzia le cui comunicazioni affettive non ricevevano analogo e concorde eco. Eccoli oggi che strombazzano il loro "mondo interiore" , le loro "percezioni", ed il gusto è grottesco, ridicolo, se non fosse, su un piano umano, drammatico. Frequento questo sito da un po' di tempo ed ho notato, spassionatamente, che di fatto, più chi scrive è involuto ed innovatore ( triple sic) per intenderci quelli che "impergolano le aduse stelle di clamori d'ammonio, e si vivificano ad impandemiarsi ossimorando il pianto"... dicevo, costoro durano poco, semplicemente perché i commenti, veicolo, per loro, di considerazione, inevitabilmente mandano deserti gli encomi sperticati che un bambino, quello sì, avrebbe diritto di ricevere e quasi mai riceve. Così si ritraggono dalla scena, pur piccola, con la ribruciante ferita narcisistica degli eterni incompresi. Mi piace pensarli al cospetto di Pitagora, quando costui pretendeva un silenzio quadriennale dai novizi, beh, semplicemente non ci sarebbero andati. Molti di costoro tra l'altro, si prestano ad ogni genere d'iniziative, per nulla serie e di qualità, nella speranza di una certa visibilità, e non ottenendola subito come le loro urgenze interne reclamano, fanno come la volpe e l'uva.
Questione pubblicazione: i poeti di cui sopra giungono a una pubblicazione che sia ed ecco che pretendono vendere i loro libri. Dicono: è giusto, è un mio diritto ( molti rapper afroamaericani nei loro testi ogni tre per due ci mettono "it's my right!" ma loro sono più scusabili dei nostri imbrattacarte). Ecco il senso di realtà che vacilla: volete vendere i vostri libri? Cominciate col regalarli, ma non solo agli amici, bensì selezionate qualche giornalista di secondordine, o regista o scrittore nel mio caso, e poi chiedete una recensione, o forse credete che io avessi una qualche stima di Silvano Agosti o di Aldo Busi?E se non va, eh, se non va, dopo un po' si smette, fossero queste le disgrazie. Tra l'altro, bisogna che vi racconti una cosa su Silvano Agosti. Andai da lui qualche anno fa con un film, e gliene chiesi la proiezione nelle sue due sale. Sapete che mi rispose? proiezione la domenica mattina alle nove, costo di una proiezione 500 euro. Eh certo, tutti vanno al cinema alle nove di mattina della domenica.
Per finire, è certo che questo mondo schiaffeggia le istanze più nobili dell'essere umano e allora? Vale la pena di parlarne? E' un dato di fatto, perché parlarne? Per assomigliare ai discorsi miei e di quel barbiere? O per diventare paffuti e livorosi come il cane Ulisse? Per involgarire come quella vecchia cantante che ancora rilascia interviste sostenendo che i Pink Floyd, dopo aver visto un suo concerto a Saint Tropez ( storicamente falso, e vorrei vedere!) decisero di immortalarla nel mirabile verso "making a date for Rita Pavone"?
E comunque, in questo brutto mondo, quando guardiamo un panorama urbano indegno, vediamo case, vie, alberi, tram, uomini e mai consideriamo l'aria, che c'è eccome, e senza la quale avremo pochi secondi di autonomia, noi e le nostre pretese, noi e i nostri desideri e rimostranze.