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giovedì, 19 novembre 2009, 17:04
posted by darbedat
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… è di una donna
il rincorrere e il sogno

un mare attraversato di notte e
Terra Ferma
come avventura di oceano e scoglio
per incatenare sogno e

illusione

… quel mare abbandonato come giorno di funerale
incontrato in giorno d’esilio
accarezza e offre
profumo di ceci

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giovedì, 19 novembre 2009, 11:47
posted by Ecatmel
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in re minore

brulica l'avvento nei barocchi

copia l'orma il vuoto in ori, fino a scandire

suoni, dove il giorno muta le sue assenze

in piccole dimore, che sorprende



aggrappate

ad origliare ospiti inattesi, lungo muri

disciolti da vezzi di scirocco

scansie di calici, dove migra il corpo



stanotte scivola lungo pendii

materico, l'amore, si muove all'àncora

dondola

in dissensi di memoria

senza nome

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giovedì, 19 novembre 2009, 10:38
posted by Manent
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parola chiave scavi immagini anima-mente. parlare per evitare di.  Scopri la differenza tra carne e spirito.  Tratti le scoperte che scoprono. Dietro una falena sbatte le ali contro un muro.  Mattone sopra cemento sopra mattone sopra le mani sopra i pensieri sopra e sotto tutt'uno cementi. Non si muove un capello. Eppure tutt'intorno s'agita un vento.


raccolgo brividi
pronuncio residui
comprendo: edifichi haiku mentre l'haiku funziona inconscio.
zero


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domenica, 15 novembre 2009, 22:29
posted by Ecatmel
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era

stillata a gocce, traversa

alle fessure, appena luce

dissimulata in esplosioni minime

nell'ora prima

che la notte inventi del vivere, morire

le stazioni



proiettili disseminati in canne mozze

esposti a spari come luci

in verticale, false

come i tempi dei ricordi, le cose

quotidiane, i luoghi stinti delle parole



così non ci accorgemmo

del sipario, l'appartenenza cardinale

voltarsi indietro

era terra, serra

lasciarsi inseminare

volgere intenti, dare senso

ancora
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venerdì, 13 novembre 2009, 01:27
posted by Ciglie
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In verbestiali montagne che si inventavano piante

sembrava intoccabile e aveva riuscito una bellezza nel giorno.

Un gruppo di marmagli asfaltati sbraitava collegamenti filanti,

un gruppo in campetti a passi lunghi, un gruppo della gaiezza anteriore.

L'acqua limpida nel sole più in basso era l'acqua brulicante,

un acquitrinio di senso tutto cerimonioso, la città di lato.

Sembrava intoccabile che l'avevano troppo che non c'era

e il semplice vinaccio, il suscitato come linfa calpestavano

dove ieri squartando chi tremava c'era pure uno spazio.

I dettagli del fatto dei sotterranei riflessi imperativi

e di getto piante più ondulate nei fianchi non erano viste.

Eppure aveva apparso e caldamente sfioriva in abbozzi di paesaggi inquieti

lasciata quell'acqua e più in là un piano verde ondeggiante.

Si domandarono se l'A si sarebbe comportata più elegantemente

così ancora per saltellare, poggiando tutti i suoni e le parole in vece

tutte le rauche finezze in ammollo sentimentale,

ma certo era di sfuggita e certo sbraitavano l'ala fumosa delle lettere.

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tags: ciglie

 
 
venerdì, 06 novembre 2009, 19:45
posted by darbedat
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"piccola fuga" [da-da]


scatola s o n o r a e vuoto dipinto
batto   le mani
e c o             insegue in chiuso sentiero
                    sonori martelli e soffi di vento
corde in vibrato
con intento di

                     [suono]
 
rallenta,          la fretta
marea fra gli   scogli
risacca           di magma
                     per modello di cera
un favo, e do  d i e s i s
                     allarga la strada

incomincio da due e ritorno

                                     da capo
scatola, inventa

                      cascata in ruscello
montagna è     orizzonte
                      nascosto in passione
é                    incanto di legni scolpiti
salvezza

             naufrago
corde
             muta ricerca
bemolle

         che svolti
  scatole di giochi infantili, sonori
piccola marcia, in cadenza di passo
incauto  
soldatini di piombo    fusi
a                          comando di un re
per nulla che aumenta

              fragore
timore di adulto
              scatola suona

              e
martella ricordi
un sorriso, la corsa
la fretta di un tram
                                dilaga un pianissimo  

dilata il mio tempo e
ammette
            passione
scatola é s u o n o  

[sospeso in rumore ]
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mercoledì, 04 novembre 2009, 16:23
posted by Attraverso
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Mi aspettavo di vederti stasera,
di solito capitava all'imbrunire,
e di sentirti arrivare dal cancello
con le chiavi in mano
con le note di una canzone da fischiettare
con il passo sicuro di chi non cade sul ghiaccio.

Mi aspettavo di sentirti tossire
accendendoti una sigaretta prima di cena,
di sentirti mugugnare per il cibo
con la scusa di non ingrassare mai
di assopirti subito dopo guardando un film
e svegliarti di soprassalto cantando.

Mi aspettavo di non sentire mai più la mancanza
di queste regioni di assenza di essenze
e di appigli per rimandare a domani anche l'oggi.
In questi anni ho contratto più di un pensiero.
In questi anni contorsionevoli.

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tags: attraverso

 
 
mercoledì, 04 novembre 2009, 15:52
posted by Ecatmel
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s'adagia in corridoi domestici

benché il quadrante segni la retta



s'innesta dove la pelle lascia l'impronta

allucinazione tattile d'architettura



altra era

antlanti-dea sgretolata al sale

rottura d'isole narrante la co-scienza

che si dispone trasversale al gioco

delle gocce



il pulsante

pone transizioni in essere



in download

mimetismi ad orologeria


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domenica, 01 novembre 2009, 20:37
posted by darbedat
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alda merini
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domenica, 01 novembre 2009, 17:18
posted by darbedat
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 dopo la morte di mio padre

                       un solco mostrò la    t e r r a  

                                                        presa in altre mani

mia madre lo seguì,                         era il suo modo di amarlo

lo amò per i suoi occhi cerulei 

che continuavano a chiedere

lo amò con la sua mano ferma  e i capelli neri

certa nel sapere, certa  nel tempo perpetuo  di un figlio riconosciuto nella morte

proprio, e prima   che il morire lo raccontasse vivo

non riuscì a pronunciare per se dolore

 

dopo la morte di mio padre

desiderai un orizzonte  chiamato

                                                         s o l o 

per il suo ciclico rappresentarsi

                                                         u g u a l e

per il suo chiudersi   e aggrumarsi   come sangue munto              

                                                         colostro

 

dopo la morte , mio padre

urlò

alzati,

          pica,                                       era l’impulso a mangiare qualsiasi cosa

ma per lui era la gazza 

per me un racconto,

                                                         prima, richiesta di un dio  inconosciuto

 

                                                        dopo, la morte di mio padre

 

 

 

 

 

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giovedì, 29 ottobre 2009, 09:33
posted by darbedat
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o

 

 

                   esplicato sapore 

in attento  e poco

 

  respiro

                 ricamante tele esposte e azioni

lasciate     v u o t i

                   [li ]

a riconoscersi

 

terra d’isola

 

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giovedì, 29 ottobre 2009, 08:17
posted by almerighi
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Ho finalmente previsto l’abisso di pagine
che mi ha preceduto e con esso l’addio
alla pavida solitudine impropria al malato,
non è terrestre il mestiere dell’acqua
ma un attraverso cui andare in cerca di figli
che possiedano la gentilezza del tasso
nel ritrovarsi in fondo alla caduta o alla fonda
nella marsiglia primordiale dei romani,
che il brigante accanisca le sue gabelle,
l’imposta un tempo socchiusa ora fradicia
di tempo e incuria, la valletta gravida
e il marsupiale tinto che possiede il potere
chiuso nel marsupio d’imbrogli a tempo
e sequela, ora lo scandalo, ora la chiesa
a ricostituire un verginità mai ritrovata
nel vendere a chiunque il proprio nulla.

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tags: almerighi