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“Ancora cadrà la pioggia sui tuoi dolci selciati, una pioggia leggera come un alito o un passo. Ancora la brezza e l'alba fioriranno leggere come sotto il tuo passo, quando tu rientrerai. Tra fiori e davanzali i gatti lo sapranno. Ci saranno altri giorni, ci saranno altre voci. Sorriderai da sola. I gatti lo sapranno. Udrai parole antiche, parole stanche e vane come i costumi smessi delle feste di ieri. Farai gesti anche tu. Risponderai parole - viso di primavera, farai gesti anche tu. I gatti lo sapranno, viso di primavera; e la pioggia leggera, l'alba color giacinto, che dilaniano il cuore di chi più non ti spera, sono il triste sorriso che sorridi da sola. Ci saranno altri giorni, altre voci e risvegli. Soffriremo nell'alba, viso di Primavera.”
(Cesare Pavese)
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POESIE, PROSA E ARTI VISIVE: I VOSTRI PREFERITI DEL 2007

"D3" di Marco Miconi

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L’angolo dell’occhio / è poco oppio / per i dettagli e gli orli / dei sogni meno dolci. / Lui nella forma / è un bacio / dato a piena bocca. / Il baco in nuce / nella nostra mela prematura / ora restata torsoluta. / Per me l’acqua gli scorre / dalle scapole fino alle caviglie. / Per te scende dall’incavo del petto / ai peli delle cosce. / Persino gli alluci / sussurrano promesse / a lingue sconosciute / dentro sandali / usurati dagli sguardi. / Mentre si stende / in mezzo a noi / due proni, dopo supini / (io m’accontento / delle decorazioni liberty / di riccioli canuti, / tu già t’arroghi i glutei) / disponiamo a pira i giuramenti / d’alta fedeltà / facendo gara a chi / brucerà lo stereo. / Magari lo accogliamo / questo cuculo / che occupa abusivo / divani altrui. / Medicamento per la ferita blu / dei nostri desideri sconfessati. / Il suo corpo nudo / guanto caldo / ai nostri / di noi già infreddoliti.


"L'incredibile frivolezza dei morenti" di Amras
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considerai che non esistono classi fra le mura dei manicomi. sedie in resina o finestre di cerotti dominate da vibrisse di gatto a far da crocifisso e rammentare il perduto orientamento criminale. un’epoca può essere emblema di corda a doppio nodo, macerata da cicale che titillano il proprio sesso e schizzi di donne mulatte come parti di intestino a far da battistrada / - scelsi il capello a punta per evitare eventuali difficoltà, chiedendo all’ombra se il nadir del sole provocasse in lei un insopportabile solletico - potrei chiedere al vento di strappare denti dalla bocca dei cani per alleviare il tuo fastidio, o cercare ghiande e fili spinati a creare pettini che ti siano d’aiuto. sciolsi le fratture del grembo come a scavare scrivanie di ebano: un nocciolo prese forma e chiese di essere seppellito (se domani qualcun altro scaverà sotto l’ulivo, troverà illusioni da poter masticare senza farsi troppo del male). imboccai l’ultimo viandante per trovare nel cibo arma di superbia e / andai - / considerai che lasciare biglietti scritti, sottoforma di foglie di plastica da appendere ad alberi spogli, è cosa che mai potrebbe saziarmi. la vecchia portava la giacca del defunto e accarezzava le cuciture interne a trovare atomi di parole da affogare: le punte delle dita sono sensi di cammello, gobbe di risparmio per il prossimo giro di boa / - accostandomi alla destra per non sentire il richiamo del petto, cercai nella pelle morta i residui dei miei zaffiri, scarnificando le braccia ed inchiodando alle ossa pellicce di volpe ad incrociare le assi di un quadro appeso storto come emblema nostalgico della mia filologia - impasta grano e semi di papavero per plasmare occhi a mandorla che controllino le tue spalle; un bacio in fronte che sia la tua abiura, un pugno in petto che sia il mio difetto migliore - posi le mani all’altezza della bocca per non perdere il sapore della lingua e le ginocchia divennero fuochi a circoscrivere il pianto dell’ellisse e / sostai - / considerai che i filtri buoni sono anaconde di considerevole spessore a far da sbarra per punte troppo deboli e cariche di decenni di rami intersecati. occorre guardare i sassi delle scarpe per giungere alla porta senza il peso dei tuoi passi , dì loro che sono buoni compagni di viaggio e canta i lamenti della carne senza lacrimare pentimenti di cellulosa / - porsi l’orecchio all’imbuto dell’occhio straniero, conoscendo un tentacolo che sapeva di pane e burro. morsi le mie labbra ad uccidere il polipo nascente e porsi more al fiele come piatto di carità. due monete di bronzo portarono la mia strada fra scapole ricucite a cercare tracce di piuma - ridi del castigo e bacia in terra per ogni circostanza - seppi, nell’istante, di due vetri trasparenti posti sopra il naso come cilindro di frenatura: toccai la scarsezza senza esserne compagno, volai sopra il fieno senza tentare il danno. La spalla destra cercò il palmo della mano in un richiamo senza roccia di costato e / caddi -


"Gabriel" di Fil0diseta
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"Angelo Orante" di Lucia Merli
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"Riflessi all'alba" di Ciglie
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The Cats Will Know: poesia, poesie, racconti, scritturaOLTRE
The Cats Will Know: poesia, poesia, racconti, scrittura   giovedì, 28 agosto 2008 - 18:05
posted by Attraverso
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La luce mi sveglia filtrando dalle persiane
connetto puntini in forma di pensieri frizzanti
e mi chiedo perché alzarmi, perché no mi rispondo ossequioso
attraggo a me una non so quale forma e sorgo

Sorgo

Mi alzo appoggiando il piede sbagliato
penso, io scendo sempre con il piede destro
perché sono sceso con il sinistro stamani?
Da fuori sento chiamarmi, sono venuti, li scorgo.

Sorgo
Scorgo

Mi imbatto in un bambino che mi chiede un euro
A cosa ti servono, penso. Ma lui mi risponderebbe, per mangiare
e a quanti lo hai chiesto, a tutti quelli che ho incontrato
e te li hanno dati, alcuni sì ed alcuni no... ma lo so già e non lo chiedo,
metto le mani in tasca e trovo due euro, glieli porgo.

Sorgo
Scorgo
Porgo

Imbratto qualcosa con i colori che trovo nel cassetto
Ma cosa sto disegnango che non sono capace. 
Arguisco che i pensieri non si disegnano, o almeno io non so farlo
allora tramuto i pensieri in immagini e di colpo, semplicemente, colgo.

Sorgo
Scorgo
Porgo
Colgo

Lo vedo, un puntino là sotto nel vuoto distante da me, un mio pensiero.
Lo guardo e l'ammiro ne sono quasi rapito conosco il suo fine
ne seguo sinuosi i movimenti nel nulla e mi contraggo alla vista.
Mi sporgo, volo?  No, precipito, anzi: spurgo.
 

The Cats Will Know: poesia, poesia, racconti, scrittura   giovedì, 28 agosto 2008 - 17:53
posted by darbedat
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Le ossa risuonarono

  dolore di fanciullo nel farsi spazio

Era nello schiacciare articolazioni intorpidite dal tempo e dall’uso

-Alzati Lazzaro qualsiasi e solca la terra, ramo trascinato dal vento-

Il padre ingigantì il gesto come se volendo coglier i frutti della terra

raccontasse una storia di secoli :

-giovanni era il suo nome e prima di lui salvatore-

incominciò, e per ogni nome tracciava una riga e per ogni riga il racconto assumeva

 osceno

 nel solco

poi si mise a elencare i ceppi

 innestati dai suoi padri e di ognuno

 raccontò i novant’anni di potature e di frutti

-il vino nasce da ogni lacrima versata i giorni di luna piena,

al mattino la rugiada incalza, fuoco annidato nei grani di luce pronti  per esplodere -

 fumo

 fumo provocato da implorazioni mute e

 fatte di gesti soli, brevi per nascondere al sole quel miracolo

ricchezza

 vana in vane lacrime simili a lacrime future

io seguivo i suoi occhi

cera di forme perse<